martedì 14 maggio 2013

Storie di cinque anni fa. Trefle Lozerienne.

Ogni volta che la vedono, bella. Con questa ci fai il giro del mondo.
Macchè, si è già rotta due volte in 90.000 km. E roba forte, pistoni e imbiellaggio. Soldi veri che ci veniva altro che una moderna che macinava chilometri sul serio. Ma poi ti ci affezioni e vai avanti, ripari e spendi soldi e non sei mica sempre così soddisfatto. Anzi, sorridi amaro quando gli altri ti danno del masochista, ma poi qualche piccola curva fatta bene, portarla la sera a dondolare lungo il fiume, il suono che è bellissimo, gentile ed educato con un motore che ti tira come una manona, il possedere qualcosa di speciale, ti fanno accettare quello che sei andato a cercarti. Con un pò di sofferenza e qualche incazzatura vai sorridendo verso le rogne che tutti ti avevano già facilmente pronosticato.
Scorri con un pò di prudenza, controllando l'olio in maniera maniacale ogni tre - quattrocento chilometri in qualche stazione dove sembri un povero che procura l'interessamento di motociclisti sconosciuti. Ti scotti le dita con l'astina che pare di bronzo allo stato di fusione e non capendo mai perchè ogni tanto si beve in un attimo tutto il liquido che ci sta tra le due tacche di livello oppure si fa ottocento chilometri senza consumarne una goccia.
Il viaggio è roba che gli scooteroni  fan più forte, però gli odori che senti son gli stessi, anzi ti convinci di sentirli più di loro, il bucato lavato fuori nei cortili la sera, le fabbriche di conserva o di panettoni che ti fan fame, il freddo delle montagne, il phon caldo e odioso del Frejus, la luce che infiamma l'asfalto al tramonto. 1.059 chilometri con una signora classica raffreddata ad aria.
Arrivo che son già tutti belli carichi, qualche battutina e via che scendo da un ferro per salirne su di un altro. Trefle 2009 con Puch GS 250 del 1978. Mende, sede di una prova del WEC 2008. Tre giorni di fuoristrada, poco meno di 450 km di enduro  in posti mitici della regolarità. Unica moto d'epoca su 550 moderne. Unica concessione due mousse già belle pestate. Una gara alla sua 23 edizione, ambitissima, ci si gioca la partecipazione in pochi minuti su internet una notte di fine febbraio.
Leggende del fuoristrada al via e un sacco di amatori con il coltello tra i denti. Gran pacche sulla spalla per la scelta del mezzo e un leggero magone per avere mani e piedi legati a una situazione creatami da solo e che pertanto non lascia via d'uscita. Ancora sto destino cercato, del tutto inutile, non ricompensato economicamente. Però la moto è bellissima e le emozioni pure.
La mattina sulla pedana lo speaker lo appella come un Fantic, no è un Puch. Che in Francia suona come Push e non c'è nulla da fare, rimane Push per i tre giorni di gara. Pochi chilometri sulle pietraie e già i paraoli forcella sono andati. Al primo CO due pezzi di straccio per impedire all'olio di andare a bagnare i ferodi dei Grimeca in puro stile anni settanta. La moto paga soprattutto nella velocità dei trasferimenti, dove è bucato si soffre sul serio, ma nelle speciali si mette dietro a volte più di un centinaio di concorrenti. Braccia di legno e un sacco di ca và di simpatia.

Sulle mulattiere credo di aver pescato un classico dei jolly dei fuoristradisti, son lì che penso come a differenza delle moderne il comportamento dell'avantreno sia distonico rispetto al posteriore, che prendo la classica pietra piantata in velocità e il Push  mi si mette a bandiera,  facendo divertire e spaventare quelli che seguono.
In realtà il vero jolly lo pesco il giorno seguente quando bellamente esco da uno stop che immette su di una provinciale senza guardare a destra. Bella ragazza francese senza trucco viene avanti a velocità della luce e mi prende la ruota davanti. Contento di avere ancora la gamba destra, mi prodigo in mille scuse e mentre tiro fuori i documenti questa più terrorizzata che incazzata prende e se ne va.
Poco anticipo ai controlli orari, praticamente tutta una speciale, benzina, banana, acqua e via andare. Sibilo del disco rotante su sottobosco. Delle mezzore in solitaria a curvare sulla striscia morbida e nera lasciata da quelli che il gas lo dan davvero. Qualche pausa per le foto, posti antichi e tifo semplice ma che scalda il cuore. Il primo giorno più di nove ore di moto. Al secondo un  minuto preso  per il cervello che funziona a voltaggio ridotto causa stanchezza. Non trovavo la stradina che porta al gazebo dei cronometristi. In un'altro sono entrato per venti secondi, dando gran sgasate per farmi strada tra furgoni guidati da fidanzate stordite e torvi team manager ufficiali. Che spettacolo.
Bei momenti di guida dove la moto può scorrere e la scimmia sulle spalle sta leggera per un pò grazie all'emozione, vittoria della passione e sconfitta del buon senso. Fascino magnetico e un pò perverso di dare del gas su una vecchietta fatta per stare ormai in un garage sotto una coperta.
Mal alle mani da paura quando letteralmente  mi risiedo sul Bmw per farmi i mille di ritorno. Ho la lente dell'entusiasmo un pò appannata, ma mi rifaccio prendere la mano e la fantasia. Per fortuna.


Emozioni su Sideburn di Gary Inman

mercoledì 13 febbraio 2013

lunedì 11 febbraio 2013

Ciao Gianni. E grazie

Qualche minuto fa mi hanno detto che Gianni Tomba ci ha lasciati. Per me questa è la notizia del giorno. Qui sotto un piccolo post che avevo dedicato a lui in un giorno felice assieme, ormai quasi tre anni fa. Cliccate sopra a mezzora. 
Mi spiace davvero Gianni, un abbraccio forte e grazie ancora di tutto.
Alberto

mezzora. Foto con Gianni Tomba.

Ci siamo conosciuti che avevo una Pentax K 1000 con gli obiettivi a vite. Spezzoni di pellicola in bianco e nero fatti di corsa al pomeriggio prima del Golden Gala e come colonna sonora una Ritmo Diesel bianca che puzzava di cane bagnato e di consegna frettolosa di MotoTre. MilleseicentoLonigofa. Lui li ha vissuti tutti, io nessuno. Sempre signorile e con voce mite, benvoluto da tutti oggi come allora, quando i licenziati italiani si disponevano su tre cifre. Mezzora a passeggio parlando di speedway e di donne nel modo che tutti fanno passati i quarantacinque. E quando la pista si infiamma del tramonto Gianni parla di una donna sola. La moglie. E il tributo che le fa è semplicemente bellissimo. Romanticissimo nella declinazione più delicata del termine. Altro che speedway. Toccato. Grazie Gianni.

lunedì 17 dicembre 2012

Dove Gesù ha perso le scarpe



Già una Palio davanti alla tua ruota è un fatto non banale.
Attraverso le lenti degli Scott mediamente sporchi può essere una scena buffa e un filo surreale. Una Fiat Palio lungo una strada provinciale, asfalto degli anni ottanta umido di pioggia quasi neve,  guidatore tranquillo con leggera depressione postprandiale. Gira la testa  a sinistra un po' basito, sorpassato da due moto affiancate, pilota sdraiato come si fosse a Bonneville alla guida di una delle due, motore spento. Anzi rotto. L'altro gamba tesa a spingere sullo scarico.
95 cinque all'ora. E' la frase di epilogo di una giornata davvero divertente, in mezzo alla settimana quando gli altri lavorano o pensano di far meglio.
La location è sconosciuta, il periodo non lo ricordo, ma parafrasando l'autore non è azzardato dire dove Gesù ha perso le scarpe, ma non è morto dal freddo. Almeno in quel posto lì, no davvero. Uno che Severgnini si è dimenticato di citare nel suo Italians. Altezza mezza bellezza, sorriso pirata che quando entra in un posto la più sposata si appresta a sfilarsi la fede e  passarsi la mano tra i capelli, frasi criptiche che stanno a metà tra Francesco De Gregori e Paolo Conte. Ha guidato quindici moto dove quasi sempre non si può, per legge, per costume, per pudore. Ma a volte si fa perché fa simpatia e ci si diverte, e forse è meno grave che fare il politico nella accezione attuale del termine. Un gruppo che praticamente non ha mai smesso di fare la naja, in perenne ricerca della vittima, ma che una vittima perfetta non c'è. Nel gruppo alcune facce che sono dei brand da soli, nel senso che aggregano attorno ai propri valori gaudenti, una community per niente virtuale. Urla, risate, fatica, populismo motociclistico sano oserei dire. Il presidente Paolo, che usando il carisma della guida,  propone un orizzonte di senso pertinente e cerca in qualche modo di essere significativo e sensato rispetto alle aspettative del gruppo, che come ovvio è di svariati livelli di abilità. Motociclistica, dialettica, intellettiva, umana. Carlo, marchigiano come io sono londinese. Uno che non si sa se si diverte di più a fare il pirla nel fare i traversi o a sparare  nella ricezione psicologica altrui, conscio di essere al mondo con questo importante ruolo. Paolo lo stiloso, perché uno lo deve essere in tutto. Romano il designer, autore di una uscita che poteva costargli delle fatiche immani, ma non deve essere andata tanto diversamente. Massimo l'architetto con la faccia da artista, autore di una discesa che ha regalato adrenalina a piene mani. Ma i nomi e la facce son tanti e si possono scambiare senza variare il risultato finale. Beppe Severgnini dovrebbe aggregarsi ogni tanto, la sociologia ne trarrebbe benefico e divertente vantaggio.

sabato 1 dicembre 2012

Nero, seccato

Quello che sempre affascina è la differenza del dettaglio nei contesti. 
Veneto, ma davvero diverso mentre scorrono i chilometri. Vedi capolavori e capolavori involontari, frutto di una bizzarra casualità o di una esplosione di pura follia, mentre vai i sentimenti sono lo stesso    miscuglio di emozioni contrastanti che molte persone  provano davanti   ad  un' opera d'arte inconsueta. A volte sembra di trovarsi in terra straniera, il paesaggio cambia davvero. Le strade diventano più accidentate, i palazzi vagamente malinconici per poi brillare in piccoli camei di bellezza urbana. Tutti si lamentano, ma arrivare a  Bassano del Grappa è un delirio se sei di quelli del lato A4, un incubo se vieni dalla A 27, una bestemmia se guidi dal veronese. Una fregatura se non trovi sta cazzo di Piazzetta Case Gabrielli. 
E' una sera da Sear's, molta gente per la presentazione di un mio filmato. Che culo.
Nero, pausa ad enfatizzare, seccato.
Non è l'etichetta di un vino, che pure non sarebbe male, ma l'uscita di Mario quando gli ho chiesto come stava andando. Nel territorio delle bollicine il Bordo Rosso di Podere Italiano ha prevalso nell'attesa della presentazione del filmato che ha cercato di raccontare la filosofia di Mario Bonamigo, titolare di Sear's oltre che  ritratto a figura intera sulle riviste di moda maschile più cool al mondo. Molta gente, allietata dal catering di Massimo Santi, dalla musica dei Filtrovox e dalla Distilleria Nardini. Qui lo short film di Sear's e  nei social le immagini della festa. 
Grazie davvero a tutti.

















Sear's: Around and Inside Mario Bonamigo Lifestyle from Alberto Narduzzi on Vimeo.

domenica 25 novembre 2012

Sarà proprio un corto, corto

Così subito dopo ci potremmo dedicare a quanto gli sponsor tecnici metteranno gentilmente a disposizione per allietare la serata del 30 novembre.
Qualche minuto dedicato a raccontare la filosofia  di Mario Bonamigo, ritmo rapido, faccia ruvida e libera, animo quasi documentaristico ma attento alle sensibilità e psicologie che lo circondano, uomo di bottega ma contemporaneamente visionario dello stile dallo sguardo internazionale. Senza affondare nell'enfasi, spero di aver fatto bene.
E nel filmato ovviamente due moto, una special made in Bassano del Grappa realizzata dal designer Alessandro Baruchello e una austriaca sbarazzina e veramente a divertimento tuttofare e ognidove.
RSVP a info@albertonarduzzi.com

giovedì 22 novembre 2012

Sideways

video

Fa parte di un progetto imprenditoriale anche spingere il furgone di un fotografo bloccato dal fango. Si, se vuoi continuare le riprese e le foto. Scendo piano da una china leggera che non sembra nemmeno infangata. Subito esce un indigeno che sentendosi avvolto dal clima elettorale proclama che da lì non si esce più. Stiamo sospesi e scendiamo a lavorare pensando che tutta l'Africa percorsa e il fuoristrada digerito aiuteranno a superare gli strali del menagramo. Macchè strali, ha ragione a pacchi come direbbe un giovine. Non si esce da lì senza la spinta. 
E allora Paolo di Montegnacco, senior art director dell'agenzia D & Co ci mette le manone, così come i tre clienti,  quelli che pagano il filmato. Ci mettono mani e faccia, ma niente. Spinge anche Andrea, filmaker e musicista. Troppo magro, non si muove nulla. Allora arriva un trattore guidato da uno che ha una faccia da attore, bella, espressiva e positiva. Sarà perché è un attore davvero ma si esce, forse perché è brillante e malinconico, di intelligenza leggera e un po' svagata, sapido e vellutato, di spiccia lentezza, con un profumo intensamente vinoso, come  In viaggio con Jack, film meraviglioso del 2004.

martedì 6 novembre 2012

Come in un film di BB










Un tempo era solo equitazione, poi è venuta la moda e da un paio di anni le motociclette. Per chi non conoscesse la storia pregressa, qui un veloce link a Fine Art Dirt Collection e dei suoi perché iniziali. Sopra qualche facciata tratta dal bell'articolo apparso su Monsieur , rivista edita dal 1920. Sull'argomento  Alessandro Botrè descrive un ambizioso tratto dello sport con qualche cucitura a fil bianco. Poi nelle belle immagini di Zirig Arpad la cronaca della gara di Miskolc, Marco Belli e Lele Marzotto protagonisti e il Fabrizio Vesprini vincitore del campionato.   Più in generale la tessitura di questo scenario è stata anche drammatica, a volte ha avuto un sottofondo fantastico, dei contrappunti in una corposa dimensione umoristica e ironica e sul gioco di specchi tra realtà e finzione si è fermata per quest'anno in  un epilogo grandioso, come in un film di BB: la vittoria del Mondiale Flat Track 2012. Si, Alberto Fasciani ha vinto con la sua Fasciani Corsa il Campionato del Mondo  Flat Track 2012. Vincere non è mai facile, quindi tanto di cappello a lui, a Fabrizio Vesprini che l'ha condotta magistralmente con l'impegno e la grinta dei suoi anni migliori e al team tutto. I  difetti, (della storia) sono stati per eccesso: sconfinamenti, fratture, morali, psicologiche e anche fisiche, accensioni liriche, sperperi romantici, rimandi simbolici troppo ostentati. 
Come in un film di Bernardo Bertolucci quindi, cappello!